(Agnéune in dialetto locale) è un comune italiano di 5.165 abitanti in provincia di Isernia in Molise.Antica città sannita, è sede di quello che si presume sia il più antico stabilimento al mondo per la fabbricazione delle campane (Pontificia Fonderia di Campane Marinelli), fondato intorno all'anno Mille e tra i pochi che possano fregiarsi dell'onore di utilizzare i suoi prodotti lo stemma pontificio. La tradizione vuole che Agnone sia sorta sulle rovine della città sannitica Aquilonia distrutta dai Romani durante la conquista del Sannio: nella zona sono stati recuperati diversi reperti archeologici, come la stele funeraria di Vibia Bonitas, attualmente conservata al Teatro Italo Argentino, nel centro storico della cittadina. Le campane di Agnone (Isernia) AGNONE (ISERNIA) – La caratteristica cittadina di Agnone, in provincia di Isernia, nell’Alto Molise, è nota nel mondo come la località delle campane. Merito soprattutto della Pontificia fonderia “Marinelli”, che - sopravvissuta alle dinastie dei laboriosi campanari di Agnone - dall’anno mille si tramanda di padre in figlio la tradizione della fusione delle campane. La 'ndocciata è un evento tradizionale che si svolge il 24 dicembre ad Agnone, in provincia di Isernia, costituito da una sfilata di enormi fiaccole, costruite artigianalmente con tronchi d'abete.Le radici della tradizione risalgono all'epoca romana dei Sanniti che usavano 'ndocce come fonte di luce durante gli spostamenti tribali che si verificavano durante la notte. La tradizione da allora, è stata tramandata dai contadini che cercavano di illuminare il percorso dei vari quartieri per raggiungere le numerose chiese nella notte di Natale. Ulteriori differenti credenze sono state accostate alla 'Ndocciata nel corso degli anni; per esempio, se il vento soffiava da nord durante i falò ci si aspettava un buon anno. Durante il Medioevo, si credeva, inoltre, che il fuoco aiutasse ad allontanare le streghe, mentre secondo altri studi, questo rito era legato ad antichi riti della rinascita della luce, collegati al solstizio d'inverno. Vi sono ulteriori ipotesi per cui la 'ndocciata fosse legata a un sincretismo in cui al centro erano il fuoco e i culti arborei.
Le contrade di Agnone che partecipano alla 'ndocciata sono cinque (Capammonde e Capabballe, Colle Sente, Guastra, Sant’Onofrio, San Quirico) e le file sono costituite ognuna da centinaia di portatori di torce vestiti in abiti tradizionali (cappe), che sfilano per il corso principale del paese illuminandolo con una lunga scia di fuoco. Vi sono cori ed esibizioni di zampognari per le vie di Agnone, oltre a competizioni per stabilire quale sia la più grande e la più bella "'ndoccia". La processione si conclude con un falò chiamato "Falò della Fratellanza" a Piazza Plebiscito dove vi è un presepe.

 

   
     

E' un comune italiano di 838 abitanti della provincia di Isernia in Molise. Si trova nell'Alto Molise, a 1027 m s.l.m. incastonato fra enormi massi detti "Morge" ai piedi del monte Caraceno (1250 m s.l.m.). Il territorio del comune risulta compreso tra i 354 e i 1.215 metri sul livello del mare. L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 861 metri. Il clima è di tipo semi-continentale, con estati miti e inverni rigidi con neve abbondante. I resti delle fortificazioni sannitiche sul monte Saraceno testimoniano la presenza umana sul territorio di Pietrabbontante sin da epoca remota. Nei pressi del centro abitato, si trovano i resti dell'antico insediamento che fu il più importante santuario e centro politico dei Sanniti tra il II secolo a.C. e il 95 a.C. Lo stemma del comune, antichissimo, consiste in uno scudo appuntato, detto sannitico, interzato in fascia. Nella parte superiore, azzurra, sono poste nel campo le tre Morge ai cui piedi sorge Pietrabbondante, ciascuna sormontata da una spiga di grano. Nella parte centrale, bianca, figurano le lettere B NTE. La parte inferiore, grigia, porta nel campo una superficie di acque leggermente increspata. La sua lettura costituisce, perciò, una specie di rebus che risolto dà appunto il nome di Pietrabbondante. Gli ornamenti esteriori sono quelli generalmente usati per il comune: un ramo di alloro, un ramo di quercia e il tutto sormontato da una corona. Il suo significato è chiaro: indica che la fatica instancabile dei suoi laboriosi cittadini, fortemente dediti al lavoro, riesce a strappare da una terra avara, erta e sassosa, raccolti così abbondanti e vari (si produce…o si produceva un po' di tutto) che sanno quasi del miracoloso. Il significato araldico dello stemma non è meno suggestivo: la spiga è un augurio di eterna abbondanza e di sicura ricompensa al lavoro perché premia annualmente le fatiche del contadino.

   
     

È situato a 1200 m s.l.m. nella parte del Molise confinante con l'Abruzzo.
Vastogirardi si sviluppa a ridosso di una collina al cui vertice sono il castello e il complesso ecclesiale di San Nicola di Bari. All'interno delle mura è il borgo, che appare ben conservato nell'originaria funzione di difesa, come testimoniano le torri cilindriche inglobate nelle fabbriche ed i supportici tra i corpi edilizi. Frutto di successivi ampliamenti, le chiese di S. Rocco e di S. Maria delle Grazie vengono edificate agli inizi del XVIII secolo ed inglobate nel terzo ampliamento urbano risalente al XVIII - XIX secolo. L'origine del paese risale al 1100 -1200, fondazione del castello, ovvero una corte fortificata con al centro una piazza e intorno le abitazioni. Nella sua parte mediana domina la chiesa madre intitolata a San Nicola di Bari, patrono della località..
Vastogirardi ospitò un importante tempio italico datato tra il III e II secolo a.C., probabilmente dedicato a Ercole, di cui attualmente si conservano solo i basamenti nella zona adiacente le Fonti del Trigno, e le cui fondazioni e mura perimetrali vennero utilizzate in epoca medievale per la costruzione di una chiesetta che ancora oggi dà il nome alla località. Sulle fondazioni di una originaria cappella fu invece edificata una chiesa intitolata a Maria Santissima delle Grazie, di cui ancor oggi si venera una pregevole statua. La leggenda racconta che la vergine apparve su un colle, attualmente chiamato Colle della Madonna, dove vi si costruì una cappella. Furono compiuti numerosi tentativi per portare la statua nella chiesa dove è tuttora ma questa tornava sempre sul colle finché scomparve. Di probabile origine tardo-longobarda, nel 1260 il feudo di Vastogirardi apparteneva a Raimondo di Maleto per essere assegnato nel 1279 a Restaino Cantelmo, il cui figlio lo alienò, con diritto di recessione, a Corrado Acquaviva (1310), che lo detenne per un ventennio. Nel 1384, tornato al Demanio della Corona, fu concesso in feudo dalla regina Margherita di Durazzo ad Andrea Carafa, signore di Forli del Sannio, la cui famiglia lo detenne sino al 1404, quando passò ai Castelmauro e da questi ai Mormile.
Nella seconda metà del diciottesimo secolo il feudo, quindi, venne acquistato dalla famiglia d'Alessandro del ducato di Pescolanciano, che lo detenne sino all'eversione della feudalità. Nel 1779 Vastogirardi è nel cantone di Agnone; nel 1807 appartiene al distretto di Isernia ed è capoluogo di governo dei comuni di CapracottaCaccavone (attuale Poggio Sannita), PescolancianoCastelluccio in Verrino, Castiglione, CarovilliCastel del Giudice e Pescopennataro; nel 1811 viene assegnato al circondario di Capracotta, mentre nel 1816 al circondario di Carovilli.

Il volo dell'angelo

Il “Volo dell’Angelo”, dal 1911, è una delle manifestazioni più suggestive del comune di Vastogirardi; si realizza in forma di sacra rappresentazione e vede come protagoniste delle bambine, le quali, interpretano un ruolo di un vero e proprio angelo. Questo evento è inserito in una tre giorni di festa, dal 1 al 3 luglio, di cui due sono dedicati alla celebrazione della ricorrenza della Madonna delle Grazie, e il 3 luglio il Paese festeggia il patrono, San Nicola di Bari. Particolarità di questa festa estiva, sicuramente sono anche i fuochi d'artificio, che danno sempre più importanza all'evento. L’Angelo viene sempre rappresentato da una bambina, dai 4 ai 6 anni. Questa viene vestita con un costume di scena (tunica monocolore e posticce ali decorate), quindi è assicurata ad un solido cavo d’acciaio. L’Angelo “vola” dal balcone di una casa fino alla statua della Madonna che, in tale occasione, viene esposta davanti alla facciata della Chiesa.