E’ un comune italiano di 566 abitanti della provincia di Isernia in Molise. È il più importante comune molisano del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Sul suo territorio si trova la famosa abbazia di San Vincenzo al Volturno. Il villaggio è situato alle falde occidentali del monte Vallone. La terra di Castel San Vincenzo, sul versante che volge a sud, conserva impianti di vecchi vigneti e di oliveti, ai quali non vengono più riservate le cure che la vecchia popolazione contadina, una volta, vi dedicava. Il lago di Castel San Vincenzo è un invaso artificiale realizzato sul finire degli anni cinquanta per scopi idroe lettrici. Il lago occupa una superficie di 6,140 km² ed ha una capacità utile di 10 milioni di metri cubi. Le acque che alimentano il lago provengono principalmente dai torrenti della montagna Spaccata nei vicini comuni di Alfedena e Barrea. La fauna acquatica è costituita in prevalenza da salmonidi. In prossimità del lago, dove è possibile dedicarsi alla pesca e ad altri sport d'acqua, è presente un’area attrezzata per il camping e un maneggio. Vi sono tracce di un villaggio agricolo di epoca tardo-romana e di un oratorio dedicato a San Vincenzo risalente al periodo tra il V e il VI secolo. Agli inizi dell'VIII secolo viene edificato il monastero benedettino di San Vincenzo da tre giovani nobili beneventani, Paldo, Taso e Tato. In pochi decenni, grazie a donazioni di terre dai nobili della zona, il monastero diviene uno dei più importanti e ricchi d'Italia, estendendo la propria influenza e creando un feudo (Terra Sancti Vincentii) con possedimenti in Campania, Abruzzo, Puglia e Basilicata. L'abbazia sarebbe stata visitata da Carlo Magno, mentre un violento terremoto lo devasta nell'847. Il primo documento riguardante Castel San Vincenzo è contenuto nel Chronicon Vulturnense ed è datato 942. Si tratta di un contratto livellare con la concessione per 29 anni di terre intorno al "Castellum", una fortificazione presso un basso sperone roccioso non lontano dall'Abbazia. Il borgo assume nell'XI secolo il nome di Castrum Samnie e diviene il più importante villaggio della Terra Sancti Vincentii, quindi feudo dell'Abbazia. Con il rafforzamento delle locali signorie feudali iniziano a conoscersi i due distinti villaggi di Castellone e San Vincenzo, come ricordato nel Chronicon già dal 1383. Nel 1990 il territorio di Castel San Vincenzo entra a fare parte del Parco nazionale d'Abruzzo e Molise.
   
     

E’ un comune italiano di 2.349abitanti della provincia di Isernia nel Molise.Situato su un colle a circa 460 metri spicca per il suo castello "Pignatelli". Nel corso degli ultimi decenni si è sviluppato nella valle sottostante. È situato a metà strada tra Isernia e Venafro e a pochi chilometri dal nucleo industriale di Pozzilli-Venafro.
Monteroduni è un paese di origine antichissime, sicuramente coinvolto nelle guerre sannitiche a causa della sua posizione di passaggio. Fu saccheggiato dai vandali nel 456.

 

   
     

E’ un comune italiano di 315 abitanti della provincia di Isernia in Molise.
Originariamente "Castrum Peschi Pignatari", ossia "fortezza che affiora dal terreno", mentre "pignatari" contraddistinguerebbe le conifere presenti sul territorio.
Successivamente perderà il termine "Castrum" e verrà aggiunta la voce d'origine sannita "Penna" che significherebbe "roccia a punta" in riferimento alla roccia che sovrasta il paese.
Roccia a prima vista composta di arenaria, calcare compatto ed argilla, e, probabilmente, grafite ed ocre gialle e rosse che colorano la pietra.

 

Monumenti e luoghi d'interesse

  • La porta arcuata medievale, detta "Porta di sopra". Mediante questa si accede alla chiesa madre.
  • La chiesa di San Bartolomeo apostolo (1654), ricostruita nel XX secolo dopo le distruzioni delle guerre mondiali. Di particolare interesse sono l’altare maggiore con l’annesso tabernacolo in legno, i 6 altari minori laterali, un pulpito dello stesso materiale del tabernacolo, un organo da chiesa ed una originale acquasantiera.
  • La chiesa della Madonna delle Grazie.
  • L'Eremo di San Luca, edificato in parte dentro una grotta. Questo eremo è uno dei più maestosi eremi ricavati da grotta.
  • La fontana di Piazza del Popolo, opera dell’architetto De Lallo.
  • Il Museo della Pietra "Chiara Marinelli".

Il museo della pietra "Chiara Marinelli"

Alle bellezze naturali del paese è dedicato il Museo della Pietra, nato sia per i numerosi ritrovamenti preistorici rinvenuti sul territorio molisano e sia per la rinomata tradizione pescolana della lavorazione della pietra, dove, a partire dal 1700 circa, si era istituita una vera e propria scuola artistica di scalpellini. L'imponente collezione preistorica, comprende oltre 1600 manufatti in selce e calcare, molti dei quali di straordinaria fattura a testimonianza di un'industria litica raffinatissima che potremmo definire altamente specializzata. Tali reperti accertano la presenza ininterrotta intorno a quei luoghi di una comunità stabile e progredita che scheggiava la pietra già oltre mezzo milione di anni fa. Il Museo della Pietra di Pescopennataro vuole attestarsi come un nuovo polo culturale della Regione che tende ad adeguarsi alle più attuali concezioni museali con proposte di stage, concorsi artistici e collaborazioni tra diversi istituti culturali anche stranieri.

   
     

(Scapulë in molisano) è un comune italiano di 785 abitanti della provincia di Isernia in Molise.
Il nome del paese potrebbe essere relativo alla posizione morfologica del borgo: infatti potrebbe provenire dal latino scopulus che significa guglia o scopulae che significa versante del monte.
Le origini del paese risalgono probabilmente al IX secolo, come risulterebbe da alcuni testi tra i quali il "Chronicon Vulturnense", antico testo redatto intorno al 1130 da un monaco dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno di nome Giovanni. Proprio da questo testo risulterebbe che l'insediamento di Scapoli (cd. Castrum Scappili) nacque sulle terre di proprietà dall'abbazia ad opera dei monaci che erano stati cacciati dai Saraceni da Castel San Vincenzo.

Onorificenze

Medaglia d'argento al merito civile

«Centro strategicamente importante, situato sulla "linea Gustav", durante l'ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo feroci rappresaglie razzie e barbarie da parte delle truppe tedesche e marocchine che provocarono vittime civili e la devastazione del patrimonio edilizio ed agricolo. La popolazione seppe reagire con dignità agli orrori della guerra, dando un ammirevole esempio di ancor patrio e di spirito di libertà.»

Attualmente il paese è conosciuto per essere la capitale mondiale della zampogna, antico strumento a fiato prodotto ancora oggi a mano dagli artigiani scapolesi. Ogni anno dal 1975 nell'ultimo week-end di luglio si svolge in paese la tradizionale Festa della Zampogna, manifestazione che richiama migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo. Altra festa è la RAVIOLATA che si svolge l'ultima domenica di carnevale. Il piatto tipico è costituito dal raviolo alla Scapolese che non è altro che un raviolo di grosse dimensioni con un particolare ripieno dal gusto deciso e dal sapore intenso. Non meno importante poi è la tradizione del Falò di San Giorgio il 22 aprile, in cui in diverse frazioni si accendono dei falò in onore del Santo protettore intorno ai quali ci si riunisce.
A Scapoli si producono tradizionali ravioli alla scapolese che su proposta della Regione Molise, hanno avuto il riconoscimento ministeriale di tipicità. Ogni anno l'ultima domenica di Carnevale si svolge qui La Raviolata, manifestazione gastronomica in cui è possibile degustare questo prodotto.